Il teatro come seme: crescere, conoscersi, diventare comunità
Quando Pirandello parla ai bambini (e agli adulti)
In un tempo in cui i bambini crescono sfiorando schermi prima ancora di imparare a scrivere, esiste ancora uno spazio capace di rallentare il tempo, accendere l’immaginazione e costruire il carattere: il teatro.
È quello che abbiamo visto e vissuto ad Alcamo, nel teatro privato dell’Oratorio Salesiano, con lo spettacolo L’Orcio, rivisitazione in dialetto siciliano de La giara di Luigi Pirandello, adattata e diretta da Giuseppe Messina e interpretata da bambini e ragazzi dai 7 ai 13 anni.
Un’esperienza che va ben oltre la semplice messa in scena.

Il teatro come palestra di vita

Fare teatro, soprattutto da piccoli, non significa solo imparare una parte.
Significa mettersi in gioco, affrontare la paura di sbagliare, imparare ad ascoltare l’altro, rispettare tempi, spazi e silenzi.
Per i nativi digitali, abituati alla velocità e alla gratificazione immediata, il teatro diventa uno strumento potentissimo di educazione emotiva:
- insegna la pazienza
- sviluppa l’empatia
- rafforza l’autostima
- educa alla collaborazione
- allena la memoria e la concentrazione
Sul palco non si può “mettere in pausa”, non si può cancellare un errore: si impara a trasformarlo, a reagire, a crescere. Ed è proprio lì che si forma il carattere.

Perché Pirandello, oggi, ai bambini?
Durante l’intervista, Francesca Messina ha spiegato con grande lucidità una scelta che potrebbe sembrare ardita: portare Pirandello a bambini così piccoli, addirittura in siciliano arcaico.
La risposta è semplice e profondissima:
👉 custodire le radici.
Secondo Francesca, le nuove generazioni rischiano di essere sempre più distanti dalla sicilianità popolare, dalla lingua, dalle sfumature culturali che raccontano chi siamo stati. Pirandello diventa allora un ponte tra passato e presente, un modo per far scoprire ai ragazzi non solo un autore studiato sui libri, ma un mondo vivo, fatto di conflitti, ironia, umanità.
La difficoltà è stata enorme: alcuni bambini non leggevano ancora in modo fluido e hanno dovuto imparare a memoria testi complessi, in una lingua lontana dalla quotidianità. Eppure ce l’hanno fatta. Insieme.
Don Bosco, Pirandello e lo sguardo profondo sulla realtà

Un passaggio particolarmente significativo dell’intervista riguarda il legame tra Pirandello e Don Bosco.
Francesca sottolinea come Don Bosco, grande pedagogista, avesse la capacità di leggere la realtà in profondità, di andare oltre le apparenze. Esattamente ciò che fa Pirandello nelle sue opere: smascherare le dinamiche nascoste, gli intrighi sociali, le contraddizioni umane.
La differenza?
I ragazzi Pirandello non lo hanno solo studiato.
👉 Lo hanno vissuto.
Attraverso il teatro, la parola scritta si è trasformata in esperienza diretta, corpo, voce, emozione.






Il pubblico dei bambini: un’emozione impagabile
Due repliche, due pubblici diversi.
Francesca racconta come la prima serata, con un pubblico composto prevalentemente da bambini e ragazzi, sia stata la più emozionante: al termine dello spettacolo, i più piccoli correvano dal regista dicendo “anch’io voglio fare teatro”.
Un segnale potentissimo.
Il teatro che genera teatro.
Il teatro che accende desideri.
Nella seconda replica, con familiari e parenti, i giovani attori erano più sciolti, più sicuri. Ma l’energia di un pubblico giovane, secondo Francesca, resta impagabile.






Dietro le quinte: crescere insieme
Non sono mancati i momenti difficili.
L’adrenalina scaricata nelle pause, le corse, i giochi, l’energia incontenibile. E anche la fatica – raccontata con un sorriso – di gestire il più complicato degli attori: suo figlio.
Ma tutto questo fa parte del percorso.
Il regista ha avuto una pazienza enorme, e i ragazzi hanno imparato che esiste un tempo per giocare e uno per concentrarsi, dentro e fuori dal palco.






Perché tutti i bambini dovrebbero fare teatro
Perché il teatro:
- educa al rispetto
- insegna a stare insieme
- rafforza l’identità
- crea comunità
- restituisce valore al silenzio e alla parola
In un mondo che corre veloce, il teatro insegna a sentire, prima ancora che a parlare.
E quando tutto finisce, come nello spettacolo, resta una parola che vale più di mille discorsi:
👉 Festa.
Festa per ciò che si è costruito insieme.
Festa per chi ha avuto il coraggio di salire su un palco.
Festa per una generazione che, nonostante tutto, può ancora imparare a raccontarsi.







GUARDA L’INTERVISTA
W Don Bosco!




