CiokoWine Fest Alcamo 2026, le mattine al Castello dove nascono i talenti – Paolo Di Bella

Alcamo non è nuova agli eventi gastronomici. Ma il CiokoWine Fest, giunto alla sua quarta edizione, segna un passaggio diverso. Qui non si celebra soltanto il prodotto. Si costruisce una visione. Dal 19 al 22 marzo 2026, il centro storico diventa un sistema integrato di esperienze dove vino e cioccolato smettono di essere ingredienti e diventano linguaggio.

Dentro questo impianto, le cinque mattine al Castello dei Conti di Modica rappresentano il segmento più interessante per chi osserva la gastronomia con occhio critico.

Qui si lavora sul futuro.

Il concorso che misura il talento

Il concorso “Miglior Piatto del CiokoWine” non è un semplice evento collaterale. È il momento più concreto dell’intero festival.

Gli studenti degli istituti alberghieri entrano in una dinamica reale. Cucina, tempi, giudizio. Nessuna rete.

Il vincolo è preciso: costruire un piatto che integri cioccolato e vino.

Chi conosce la materia sa quanto sia complesso. Il cacao porta grassezza e persistenza aromatica. Il vino introduce acidità, tannino, struttura. L’equilibrio non è scontato. È un esercizio da professionisti.

Non basta inserire gli ingredienti. Serve coerenza gustativa. Serve tecnica. Serve cultura gastronomica.

Il Castello dei Conti Di Modica come laboratorio

Il Castello dei Conti di Modica non è una scenografia. È una scelta precisa. Trasformare un luogo storico in spazio operativo significa alzare il livello. Le cucine diventano un banco di prova pubblico. Gli studenti lavorano sotto osservazione. La pressione è reale.

Questo passaggio cambia tutto. La scuola esce dalla simulazione. Entra nel mestiere.

Foto di Leonardo Romanelli – https://leonardoromanelli.it/

1 Giornata

La scuola e i protagonisti

Tra i protagonisti di questa edizione c’è il Polo Statale Piersanti Mattarella, che ha partecipato con i propri studenti, inserendosi in un contesto competitivo e altamente formativo.

Non si tratta di una presenza simbolica. Gli studenti portano piatti costruiti, studiati, testati. Dietro ogni proposta c’è un lavoro didattico strutturato.

Questo tipo di partecipazione ha un valore concreto, forma competenze e costruisce consapevolezza professionale.

2 Giornata

La Giuria che forma, elemento decisivo

Un concorso di questo tipo vive o muore sulla qualità della giuria.

C’è un punto preciso, dentro il CiokoWine Fest, in cui l’evento smette di essere racconto e diventa selezione. Succede al Castello dei Conti di Modica, durante le mattine dedicate al concorso degli istituti alberghieri.

Qui non si celebra. Qui si valuta.

E a fare la differenza, più dei piatti stessi, è la qualità della giuria.

Una giuria tecnica fondamentale

Troppo spesso, nei concorsi scolastici, la giuria è una presenza simbolica. Al CiokoWine Fest accade il contrario.

Il panel chiamato a giudicare i ragazzi è composto da professionisti veri, con esperienza sul campo, abituati a lavorare su standard concreti.

Non cercano l’effetto. Cercano la sostanza. Il risultato è immediato. I ragazzi lo percepiscono. E cambiano approccio.

Rocco Di Marzo, la guida della giuria.
A presiedere la commissione c’è Rocco Roberto Di Marzo, figura centrale della ristorazione trapanese.

Presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri di Trapani, Di Marzo porta con sé un approccio rigoroso. Non si limita al giudizio tecnico. Lavora sulla formazione. La sua presenza dà un segnale chiaro. Questo non è un gioco. È un passaggio professionale.

Dennys Sarzana, visione contemporanea.
Dennys Sarzana rappresenta una generazione di chef orientata alla cucina contemporanea. Il suo contributo si concentra sulla capacità di innovare senza perdere equilibrio. Valuta la costruzione del piatto. Analizza la coerenza tra idea e risultato.

Per gli studenti è un confronto diretto con la cucina di oggi.

Antonio Grammatico, tecnica e disciplina
Antonio Grammatico porta in giuria un profilo legato alla tecnica pura. Esperienza in competizioni e contesti professionali strutturati. Precisione. Metodo. Controllo. Sono questi i parametri che osserva.

Nel suo giudizio non c’è spazio per l’improvvisazione.

Salvatore Adragna, identità territoriale.
Salvatore Adragna lavora sulla valorizzazione del territorio. Il suo sguardo si concentra su un punto chiave.
Il piatto racconta da dove vieni? In un concorso che lega vino e cioccolato, questo aspetto diventa decisivo.
Non basta eseguire. Serve identità.

Vittorio Caruso, equilibrio e gusto.
Vittorio Caruso interviene sul piano sensoriale. Equilibrio. Pulizia. Armonia. Sono criteri che distinguono un piatto corretto da un piatto riuscito. Il suo giudizio è spesso quello che chiude il cerchio.

Nicolò Pizzitola, sguardo tecnico e giovane.
Nicolò Pizzitola rappresenta una figura più vicina alle nuove generazioni. Conosce il linguaggio dei ragazzi.
Ma non abbassa l’asticella. Analizza tecnica e presentazione con attenzione. Valuta la capacità di stare dentro una competizione reale.

Il valore per gli studenti
Questa giuria non assegna voti. Assegna direzione. Ogni osservazione pesa. Ogni errore viene evidenziato. Ma sempre con un obiettivo preciso. Far crescere.

Gli studenti si trovano davanti a professionisti che vivono ogni giorno ciò che loro stanno studiando. E questo cambia tutto!

La distanza tra scuola e lavoro si riduce. Il confronto diventa concreto.

Un passaggio che resta

Le mattine al Castello non producono solo classifiche.

Producono consapevolezza. Un piatto riuscito dà fiducia. Un errore spiegato costruisce competenza.

E quando la valutazione arriva da una giuria di questo livello, il peso è diverso:

  • Diventa Esperienza
  • Diventa Memoria
  • Diventa Mestiere

Questa composizione garantisce una valutazione multilivello: tecnica, gusto, identità, abbinamento, non è scontato in eventi di questo tipo.

3 Giornata

Creatività sotto pressione
Le cucine diventano laboratori di idee.

Creatività sotto pressione

Piatti dolci e salati prendono forma partendo da un vincolo preciso: usare due elementi complessi come cacao e vino. Non basta saper cucinare, in questi casi serve equilibrio, serve tecnica, serve visione, serve passione.

Il cioccolato porta intensità, il vino porta struttura. L’incontro tra i due crea difficoltà. Ed è proprio lì che nasce il talento.

Ogni piatto racconta qualcosa Territorio, studio, identità personale.

Il Valore educativo e la professionalità

Queste mattine hanno un peso preciso, mettono in contatto diretto scuola e professione. Portano gli studenti davanti a chef, esperti, operatori del settore. Li obbligano a uscire dalla teoria. Non si studia più per il voto. Si lavora per essere credibili.

Questo passaggio è decisivo. Perché il turismo enogastronomico oggi è in crescita, e richiede competenze reali, non improvvisazione.

Il Castello diventa aula e il festival diventa ponte.

Emozione e competizione

C’è tensione nell’aria, lo si capisce dal silenzio, e poi, l’assaggio, il rumore delle posate sui piatti finiti, gli chef si guardano, si confrontano sottovoce, riguardano il ragazzo in competizione, e si riconfrontano, poi… arrivano i giudizi.

Ogni piatto viene osservato, assaggiato, analizzato. Tecnica. Presentazione. Coerenza. E alla fine arriva il verdetto. I vincitori del concorso vengono proclamati proprio lì, tra applausi e occhi lucidi.

La loro non è solo una vittoria, è una conferma.

Un festival che guarda avanti

Il CiokoWine Fest cresce perché non si limita a intrattenere, piuttosto costruisce relazioni, forma competenze, dà spazio ai giovani.

Nel 2025 ha sfiorato le 10.000 presenze.
Nel 2026 alza l’asticella.

Le mattine al Castello sono la sintesi perfetta di questa visione. Non si limitano a raccontare il territorio.
Lo preparano per il futuro. Ed è proprio lì, tra cacao, vino e mani ancora inesperte, che Alcamo investe davvero su sé stessa.

4 Giornata – Finale

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Il valore di una scuola che forma davvero

Tra i protagonisti più significativi di queste mattine al Castello emerge con forza il lavoro del Polo Statale Piersanti Mattarella Dolci, con sedi a Castellammare del Golfo e Alcamo.

Non si tratta di una semplice partecipazione. Si tratta di un modello formativo concreto.

Gli studenti hanno preso parte al concorso portando piatti costruiti con consapevolezza, dimostrando una preparazione tecnica che va oltre il livello scolastico. Ma il dato più interessante non è solo in cucina.

È nella visione. L’Istituto, guidato dal Dirigente Scolastico Giuseppe Lo Porto, dimostra una linea chiara. Aprire la scuola al territorio. Mettere gli studenti dentro contesti reali. Farli lavorare sotto pressione. Questa è formazione.

E i risultati si vedono.

Accanto alla competizione culinaria, i ragazzi hanno presidiato un altro fronte strategico. La comunicazione.

Con la loro “Matty & Dolcy Web Radio”, gli studenti hanno seguito le giornate dal Castello in diretta, raccontando ogni momento con un linguaggio fresco ma preciso. Hanno fatto interviste agli chef, hanno dato voce ai partecipanti, hanno trasformato l’evento in racconto vivo, hanno fatto arrivare le emozioni dei concorrenti e degli chef anche a chi guardava e seguiva da remoto! Non spettatori. Operatori.

La collaborazione con AP Web Radio Social TV ha amplificato questo lavoro, portando le dirette su un livello più strutturato e professionale.

Il risultato è evidente, una narrazione continua, coinvolgente, credibile.

Questo tipo di esperienza ha un impatto reale sugli studenti.

Li mette davanti a dinamiche vere.
Li costringe a scegliere, reagire, comunicare.

Li prepara.

Il CiokoWine Fest, in questo senso, diventa qualcosa di più di un evento. Diventa un banco di prova.

E il Mattarella Dolci dimostra di saperlo affrontare con metodo, visione e una qualità didattica che oggi rappresenta un riferimento nel territorio.